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sabato 21 aprile 2018

Intervista di Alessia Mocci a Giancorrado Barozzi: vi presentiamo Altruismo e cooperazione in Pëtr A. Kropotkin


[…] Ogni corporazione d’artigiani praticava in comune sia la vendita dei prodotti che gli acquisti in comune delle materie prime, e i suoi membri erano al tempo stesso mercanti e lavoratori manuali. Perciò il predominio raggiunto dalle antiche corporazioni, nella fase iniziale di vita della libera città, assicurò al lavoro manuale l’alta posizione che occupò in seguito nella città stessa. Infatti, in una città del Medioevo il lavoro manuale, stando a uno dei ‘misteri’, era considerato come un pio dovere verso i cittadini, una funzione pubblica, e, qualunque fosse, era sempre onorevole.” ‒ “Il Mutuo Appoggio” ‒ Digest”

Storico di formazione, Giancorrado Barozzi dal 1986 al 2000 ha diretto l'attività scientifica dell'Istituto Mantovano di Storia Contemporanea. Per conto della Regione Lombardia e di altri Enti ha realizzato ricerche nei campi della storia sociale, delle tradizioni del lavoro e della narrativa orale.

È direttore della collana "Il Pasto Nudo, assaggi di antropologia" per la Negretto Editore con la quale ha pubblicato "Cartiera Burgo. Storie di operai, tecnici e imprenditori nella Mantova del Novecento" e nel 2013 “Altruismo e cooperazione in Pëtr A. Kropotkin”, saggio che presenta il Mutual Aid del filosofo e scienziato russo Kropotkin ed il Digest della scrittrice americana Miriam Allen deFord.

Giancorrado Barozzi è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande che ci mostrano la sorprendente modernità delle teorie di Kropotkin.


A.M.: Ciao Giancorrado, vorrei iniziare congratulandomi per la pubblicazione di “Altruismo e cooperazione in Pëtr A. Kropotkin”, opera di divulgazione del pensiero del filosofo e scienziato russo Pëtr Alekseevič Kropotkin. Il saggio è stato pubblicato a centosettant’anni dalla nascita del filosofo russo (Mosca, 9 dicembre 1842 Dmitrov, 8 febbraio 1921) per commemorare questo grande intellettuale ormai quasi del tutto sconosciuto in Italia. La mia prima domanda ci porta alla genesi del libro: quando hai conosciuto Pëtr Alekseevič Kropotkin e perché nasce la necessità di divulgare il suo pensiero?

Giancorrado Barozzi: È una lunga storia. Tra i sedici e i diciotto anni d’età (quindi tra la fine del 1966 e il 1968, essendo nato nel 1950) avevo letto per la prima volta, o meglio “divorato”, molti libri di Kropotkin, credo tutti quelli che allora erano già tradotti in italiano, da Memorie di un rivoluzionario a La conquista del pane, da Campi, fabbriche e officine ad, appunto, Il Mutuo Appoggio, e così via. A quel tempo, frequentavo il liceo e, nel tempo libero, collaboravo assiduamente alle attività di un circolo culturale della mia città, intitolato alla memoria dell’avvocato e conferenziere anarchico del XIX sec. Luigi Molinari. Dopo l’alluvione veneziana (oltre che fiorentina) del 4 novembre 1966, la minuscola bibliotechina circolante del “Molinari” si trovò di colpo arricchita per l’arrivo di numerosi volumi di saggistica libertaria, provenienti dal circolo anarchico di Venezia, i cui locali erano stati completamente sommersi. Gli autori di quei libri salvati dalle acque, alcuni piuttosto malconci e in edizioni dei primi del Novecento, erano, in prevalenza, Malatesta, Bakunin, Herzen, Arscinov e, appunto, Kropotkin. Negli anni a seguire, quelle letture costituirono per la mia mente un cibo essenziale. In particolare, su tutti gli altri autori, Kropotkin mi parve offrire, ne Il Mutuo Appoggio, un’interpretazione realistica e costruttiva delle società umane e della loro storia. Visione per nulla “utopistica”, basata sull’esercizio della cooperazione e della reciprocità: valori che, in quella stessa stagione, di fatto, io vidi messi in pratica da parte delle tante squadre di giovani volontari che, come me, si recarono a Firenze, convenuti da ogni parte d’Italia, per aiutare la città alluvionata a risollevarsi. Si trattava insomma di quella generazione di nati nel dopoguerra che il regista Giordana, nel titolo pasoliniano dato al suo film, ha poi voluto chiamare La meglio gioventù. Col passare degli anni, mi stupii notevolmente nel ritrovare, nel corso dei miei studi storici e filosofici, la presenza delle idee mutualistiche di Kropotkin, espresse quasi sempre senza alcuna indicazione della fonte, nelle opere di altri autori di culto, dal Saggio sul Dono dell’antropologo Marcel Mauss sino agli scritti recenti della brillante saggista statunitense Rebecca Solnit. Segno che il pensiero di questo vecchio scienziato russo non era affatto cosa morta, ma anzi doveva essere riuscito a penetrare in profondità, sia pure (come ho detto) quasi sempre in incognito, in quelle che consideravo, e tuttora considero, le più avanzate manifestazioni del pensiero e della pratica sociale del nostro tempo. S’imponeva dunque con urgenza, a mio parere, il compito di ridare “a Cesare quel che è di Cesare”, ossia rivelare ai lettori del nostro tempo il peso dell’effettiva influenza esercitata dal pionieristico, quanto purtroppo qui da noi misconosciuto, pensiero di Kropotkin su una vasta schiera di epigoni. Inoltre era per me un obiettivo indispensabile contrapporre all’effimero trionfo dell’egoismo, che sembra pervadere ogni angolo della nostra società, i valori perenni e duraturi (ma che non fanno notizia sui media) dell’altruismo e della cooperazione, senza i quali l’intero nostro mondo crollerebbe all’istante.


A.M.: Nel primo capitolo “Egoismo o altruismo” rifletti sul contrasto tra angelico e diabolico portando avanti la tesi della vittoria dell’altruismo sulla sopraffazione seppur quest’ultima esistente e continuamente visibile con il ragionamento per il quale nonostante guerre, cataclismi ed ingiustizie di ogni tipo l’essere umano abita ancora la Terra ed è alla continua ricerca di soluzioni per il quieto vivere. “Altruismo e cooperazione in Pëtr A. Kropotkin” è stato pubblicato nel 2013, dunque a distanza di cinque anni hai modificato il tuo pensiero oppure continui a vedere la vittoria dell’altruismo?

Giancorrado Barozzi: Di primo acchito, potrei cavarmela col dire: dipende dai punti di vista. C’è chi, ad esempio, vede il bicchiere che tiene tra le manimezzo vuoto e chi invecegiudica il medesimo bicchiere mezzo pieno. Ma, considerando la questione fuori di metafora e nel suo insieme, non si tratta di far prevalere, attraverso scelte infondate, il pessimismo o il suo contrario: l’ottimismo. Il mondo non va nel modo in cui noi lo percepiamo o come vorremmo che andasse. C’è da essere consapevoli delle gravi deformazioni soggettive imposte alla realtà dal lavorìo della psiche umana e delle mistificazioni dicoloro cheriducono l’intera storia dell’umanità a un perenne contrasto tra il “bene” e il “male”. A tale proposito i miti e le religioni avevano offertoall’umanità degli splendidi tentativi di soluzione del problema, o meglio dei suggestivi appigli per la rassicurazione collettiva. Credenze campate in aria, poiché basate su argomenti di fede del tutto privi di fondamento scientifico. La questione va impostata diversamente, facendo appello alla scienza e superando le suggestioni culturali, psichiche e religiose, che hanno condizionano l’umanità nel passato e, credo, continueranno a farlo anche in futuro, perché l’essere umano preferisce le illusioni alla realtà. Un valido punto di partenza per uscire da questa empasse ci è dato dagli studi sull’evoluzionismo compiuti nel XIX secolo da un naturalista inglese, Charles Darwin. È a partire dalle sue acquisizioni, ormai pienamente assodate in campo scientifico, ma purtroppo ancora insufficientemente metabolizzate dalla cultura dominante, che gioverà muovere i passi per rispondere al grande dilemma morale “egoismo o altruismo” che ha tenuto impegnate le menti più acute di questi ultimi due secoli. Le quali, a loro volta, hanno finito però col dividersi in due grandi fazioni: da una parte i fautori del cosiddetto “darwinismo sociale”, fondato sulla legittimazione dell’“egoismo” (Dawkins), ossia della supremazia del più “adatto” e/o del più “forte” sulla massa degli “inetti”, e dalla parte opposta i sostenitori del “mutualismo”, della cooperazione di gruppo, della disponibilità a mettere al servizio degli individui della stessa specie le proprie doti e capacità, in vista del conseguimento di un bene comune. Posizione, quest’ultima, compiutamente formulata, forse per la prima volta, in virtù dei suoi studi compiuti in campo zoologico e sociologico, da Kropotkin, e in seguito convalidata, attraverso un’ininterrotta catena di osservazioni scientifiche realizzate da studiosi di enorme valore (Hamilton, Price, Gould). Dopo la lettura del Mutual Aid di Kropotkin, è stato proprio lo studio delle opere degli scienziati che ho qui menzionato, appartenenti alla seconda corrente del darwinismo, ad avermi pienamente convinto (come lo sono tuttora) a schierarmi dalla loro parte e a prendere invece le distanze dalle teorizzazioni sul “gene egoista” formulate dallo zoologo e divulgatore scientifico Richard Dawkins, il quale, in ultima analisi, non ha fatto che riproporre la vulgata del vecchio “darwinismo sociale”, posizione scientificamente assai debole, oltre che politicamente reazionaria (sebbene, sul piano scientifico, essa sia pur sempre preferibile ai vaneggiamenti dei “creazionisti”, i quali respingono in blocco la teoria darwiniana dell’evoluzionismo).


A.M.: “The Mutual Aid, a factor of evolution” è stato pubblicato a Londra nel 1902 ed è ancora di grande interesse per le teorie portate avanti sul mutuo appoggio eppure risulta arduo aver in mano una copia del libro malgrado le numerose ristampe che si sono susseguite non solo in Italia ma in tutto il Mondo nel corso del XX secolo. Come spieghi questa difficoltà?

Giancorrado Barozzi: Come ho già detto, dagli inizi del Novecento sino ad oggi, l’idea del “mutualismo” si è venuta radicando sempre più presso certi ambienti scientifici e culturali, e il risultato delle ricerche di Kropotkin è stato plagiato e saccheggiato a man bassa da illustri studiosi, che se ne sono appropriati, spesso senza renderne però il giusto merito al loro principale ispiratore. Le motivazioni di questa sorta di congiura del silenzio, in ambito scientifico, sul nome di Kropotkin dipendono dal fatto che l’autore russo fu, oltre che un valente scienziato, anche un acceso propagandista dell’anarchia che, ritengo a torto, era considerata dai benpensanti un’utopia politica. Ammettere, da parte degli scienziati accademici appartenenti alla cultura ufficiale, che il padre della corrente mutualistica del darwinismo era un “utopista” in politica, avrebbe, stando a loro, finito col compromettere anche la parte “buona” del suo pensiero, quella basata sulla ricerca sperimentale che aveva portato alla scoperta delle teorie espresse nel Mutual Aid. Per questo motivo gli scienziati evoluzionisti, per lungo tempo, hanno preferito evitare di fare il nome di Kropotkin, ponendo una sorta d’interdetto su di lui, pur ponendosi, d’altra parte, nel vivo delle loro ricerche, tacitamente sulle orme di questo stesso autore. I libri di Kropokin, incluso il Mutual Aid, hanno avuto quindi una diffusione esclusivamente interna al circuito dei lettori interessati all’anarchismo, che com’è noto rappresenta una nicchia fortemente ristretta di lettori, oltre che fortemente ideologizzata, quando addirittura non settaria. Ecco perché il Mutual Aid, pur circolando in varie traduzioni in tutto il mondo, ha avuto una circolazione minoritaria e semiclandestina, affidata quasi esclusivamente a piccole case editrici legate alla propaganda del pensiero anarchico. Nel caso dell’Italia, ad esempio, il Mutual Aid fu tradotto, nei primi decenni del Novecento, un paio di volte, per merito, non a caso, di due esponenti dell’anarchismo italiano: Gaetano Panazzabe Camillo Berneri. Anche se va detto che, in un primo momento, tra il 1890 e il 1896, quando il pesante interdetto nei confronti di Kropotkin non si era ancora manifestato, la sua opera aveva cominciato a diffondersi, a puntate, attraverso il massimo organo ufficiale del darwinismo, la rivista londinese «The Nineteenth Century». Di lì a poco però, su diretta istigazione del suo più accanito avversario in campo scientifico, il “darwinista sociale” Thomas Henry Huxley, che lo tacciò di “utopista”, Kropotkin fu ostracizzato dalla società scientifica londinese ed estromesso dalla loro rivista. Da quel momento in poi il suo nome rimase confinato unicamente entro la ristretta cerchia dei suoi estimatori politici. Il che finì col nuocere gravemente, nei confronti dell’opinione pubblica, alla sua popolarità.


A.M.: Il 1900 è stato alimentato da un’accesa discussione sulle origini dell’altruismo e le tesi di Kropotkin sono state al centro dei salotti di tutta Europa ed America. Qual è il maggior oppositore del filosofo russo?

Giancorrado Barozzi: Come ho già detto, l’evoluzionismo mutualistico di Kropotkin riscosse, sin dal primo momento, un notevole interesse presso gli ambienti scientifici dell’epoca, in quanto esso veniva a inserirsi nel contesto più ampio del dibattito, allora in auge, intorno alle interpretazioni delle teorie darwiniane. Gli articoli di Kropotkin pubblicati alla fine del XIX secolo sulla rivista «The Nineteenth Century», che costituirono il primo abbozzo del Mutual Aid, si ponevano infatti in stretta sintonia con l’opera di Darwin, in particolare col libro The Descent of Man (L’origine dell’uomo), dato alle stampe nel 1871, nel quale il padre dell’evoluzionismo mitigò la componente “egoistica” della propria teoria dell’“adattamento”, così come lui stesso l’aveva in precedenza espressa ne L’origine della specie (1859), riconoscendo nella sua nuova opera il valore effettivodella cooperazione e dell’altruismo. Valore invece ostinatamente negato, ai fini evolutivi, negli scritti di Huxley, il quale, dopo la morte di Darwin, si autoproclamò custode assoluto del “verbo” del maestro, meritandosi l’appellativo di “mastino di Darwin”. Nel Mutual Aid Kropotkin polemizzò in tono esplicito contro Huxley e la sua rigida interpretazione del darwinismo, fondata sulle opere del primo Darwin, senza tenere in debito conto le integrazioni contenute ne L’origine dell’uomo. La polemica tra i due contendenti, avviata sulle pagine della rivista londinese, finì col travalicare i confini disciplinari, trasformandosi da scientifica in politica. Alla fine Huxley, in quel contesto, ebbe la meglio, bollando come “utopista” il proprio rivale, senza peraltro riuscire a confutarne le osservazioni di carattere squisitamente scientifico. A ben vedere, la polemica si è venuta a protrarre per oltre un secolo, ben oltre le morti dei due rivali (nel 1895 Huxley e nel 1921 Kropotkin), coinvolgendo alcune delle le migliori menti sia al di qua che al di là dell’Atlantico. Durante questo periodo, nel prosieguo della polemica scientifica, il nome di Kropotkin venne tuttavia a eclissarsi, per le motivazioni che precedentemente ho già esposto. E fu soltanto nel 1988, in un articolo comparso su «Natural History», poi ripreso in un fortunato libro del 1991, che il paleontologo e noto divulgatore scientifico Stephen Jay Gould osò rompere la congiura del silenzio e proclamare i reali meriti dello scienziato russo, individuando (giustamente) in lui l’autentico capostipite della corrente evoluzionistica che, per semplificare, potremmo definire “sinistra darwiniana”. Così anche il mio libro prende le mosse dalle “rivelazioni” fatte da Gould sui meriti scientifici di Kropotkin. L’obiettivo principale del libro che ho scritto, proseguendo sulle orme di Gould, è infatti quello di riscoprire più a fondo il ruolo di primo piano avuto da Kropotkin in campo scientifico; ruolo troppo spesso offuscato da una considerazione unilaterale (sia da parte dei suoi seguaci che dei suoi detrattori) della attività da lui svolta in campo politico. È insomma il Kropotkin scienziato che, in primo luogo, ho voluto ricollocare al posto d’onore nei confronti dell’umanità intera, e non più celebrare solo il profeta politico unicamente apprezzato dai seguaci dell’anarchismo. Anche se, va detto, non è possibile scindere in due parti nettamente distinte e non compenetrabili tra loro, la complessa personalità (scientifica e politica) di quest’uomo di genio. 


A.M.: Nel settimo capitolo del tuo saggio, “Il dono: Mauss e Bataille”, tratti delle documentazioni di Kropotkin sui “selvaggi” con un passaggio sugli eschimesi, i quali esercitando l’uponcommunism ponevano rimedio all’accumulo di ricchezza con la distribuzione collettiva dei beni. Come e perché avveniva questa concessione? Ed attualmente ci sono popolazioni sebben ridotte che attuano la suddivisione delle ricchezze?

Giancorrado Barozzi: Nel secondo capitolo del Mutual Aid, dedicato al Mutuo Appoggio tra i Selvaggi, Kropotkin affronta il tema del “dono”. Come tu hai detto, in alcune pagine della mia introduzione ho segnalato le fonti da lui utilizzate per la stesura di quella parte del libro che tratta della reciprocità e della cooperazione presso quelle popolazioni che oggi definiremmo “d’interesse etnologico”. Ho inoltre rivelato i numerosi “prestiti” da Kropotkin realizzati da alcuni autori, anche di chiara fama, che hanno ripreso (come al solito senza citare la fonte) le considerazioni sul “dono” già esposte nel Mutuo Appoggio. Kropotkin attinse, a sua volta, le notizie per la stesura di questo capitolo dal libro di un antropologo suo carissimo amico, oltre che stretto collaboratore in campo politico: Élie Reclus, fratello del geografo Élisee Reclus, anch’egli anarchico. Nel 1891 Élie Reclus pubblicò a Londra una raccolta di studi etnologici, dal titolo Primitive Folk, nei quali descrisse le usanze di alcune popolazioni “primitive”, tra le quali gli Inuit (uno dei gruppi etnici in cui sono divisi gli Eschimesi) del circolo polare artico e i pellerosse del Nord America. Egli osservò che presso questi popoli vigeva una curiosa pratica di sperpero delle ricchezze che contraddiceva i principi fondamentali dell’accumulazione capitalistica, dominanti invece nel mondo Occidentale. Una volta raggiunto un certo livello di ricchezza, le famiglie Inuit disperdevano tutti quanti i loro beni a beneficio dei membri più poveri della comunità, tramite doni e feste rituali. Una pratica analoga era in voga anche presso alcune tribù native della costa nord-occidentale del Pacifico. Nei secoli scorsi quest’usanza, definita a livello locale in vari modi, ma ben nota presso gli antropologi del giorno d’oggi col termine Potlach (tradizione ora, credo, non più in uso a causa dell’avvenuta distruzione delle culture indigene da parte dell’uomo bianco), fu osservata dal vivo e minutamente descritta da una vasta serie di viaggiatori europei del XVIII e XIX sec., rigorosamente citati nel libro di Reclus. Fonti che ricompaiono intatte, guarda caso, anche nelle note del Saggio sul Dono pubblicato negli anni ’20 del Novecento dall’antropologo francese Marcel Mauss, in cui viene ripresa, pari pari, anche la teoria della reciprocità tra i “selvaggi” già esposta da Kropotkin nel secondo capitolo del Mutual Aid. Guarda caso, Mauss non cita affatto però, tra le numerose fonti del proprio contributo scientifico, né il nome di Kropotkin né quello di Élie Reclus. Poiché questo scritto di Mauss è ritenuto, giustamente, un autentico classico del pensiero antropologico, mi sono sentito in dovere di richiamare l’attenzione dei lettori di oggi sulle fonti principalidi quel libro (appunto, le opere di Kropotkin e di Reclus) totalmente, quanto inspiegabilmente, passate sotto silenzio dall’antropologo francese.



A.M.: Ci sono altri autori che stimi profondamente e di cui vorresti divulgare il pensiero?

Giancorrado Barozzi: Dato che Kropotkin, per le sue prese di posizione politiche libertarie fu tacciato, sia da destra che da sinistra, di essere un “utopista”; dopo lo studio che ho condotto sulla dimensione scientifica, a mio parere (ma anche di S.J. Gould e di altri naturalisti) tuttora pienamente valida, della sua opera, ho preso a orientare i miei principali interessi in due diverse direzioni, sempre pronte però a contaminarsi l’una con l’altra. Una parte delle mie ricerche si è dunque focalizzata sull’eredità del “mutualismo”, fondato da Kropotkin, in campo scientifico, privilegiandole opere di due grandi scienziati, purtroppo in Italia ancora poco noti al grande pubblico. Mi riferisco a George Price e a William Donald Hamilton, ai quali si deve, tra l’altro, la formalizzazione algebrica della cosiddetta “legge dell’altruismo”. I lettori che conoscono The Selfish Gene (Il Gene egoista) di Richard Dawkins, un fortunato libro di divulgazione scientifica che risale a qualche decennio fa, e che ha avuto una discreta diffusione anche in traduzione italiana, avrà già sentito i nomi di questi due scienziati. Va detto però che Dawkins, dichiaratosi un seguace del “darwinismo sociale” propugnato da Huxley, pur avendo dovuto citare (per il loro valore scientifico) Price e Hamilton, cercò tuttavia nel suo libro di sminuire la portata delle loro scoperte. La cultura italiana misconosce ancora, in gran parte, gli studi di questi due ricercatori, entrambi ahimè passati ormai a miglior vita. Per quel che mi sarà consentito di fare, vorrei perciò contribuire a divulgare la conoscenza delle loro vite (assolutamente esemplari) e dei loro studi presso il pubblico italiano. L’altro filone di ricerca che sto seguendo e che trae anch’esso origine dai miei studi su Kropotkin, si occupa della dimensione “utopica” del pensiero umano nei suoi molteplici aspetti: artistico, sociale e politico. Quale punto di partenza per affrontare questo viaggio nel mare magnum dell’utopia ho scelto di concentrarmi sull’opera di un autore sudamericano del Novecento, Darcy Ribeiro, che, proprio come Kropotkin, ha compiuto anch’egli poliedriche ricerche e sperimentazioni in vari ambiti dello scibile umano: dall’antropologia all’impegno politico, dalla pedagogia alla creazione letteraria, e altro ancora. Per le edizioni Negretto sto, proprio in questi giorni, curando la riedizione, in una nuova versione affidata a una valente traduttrice (Katia Zornetta), di un visionario romanzo scritto appunto da Ribeiro negli anni ’80, Utopia selvagem (Utopia selvaggia). In questo suo libro l’autore ha condensato, in forma giocosa e carnevalesca, i punti chiave di un suo originale progetto di trasformazione della realtà sociale, con particolare riferimento al contesto culturale afro-brasiliano, all’interno del quale egli stesso ebbe a operare in concreto, per la rinascita del proprio paese e per il miglioramento delle condizioni di vita dei ceti diseredati della sua terra. Salvo imprevisti, il libro, che ha il patrocino della «Fondazione Ribeiro» con sede in Brasile, dovrebbe uscire entro quest’anno. Dopodiché, assieme all’editore Negretto, penso di mettere in cantiere qualche altra pubblicazione, non più di genere narrativo, riguardante sempre il tema dell’utopia. 


A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Negretto Editore? La consiglieresti?

Giancorrado Barozzi: È ormai da una decina d’anni che collaboro con questa casa editrice che è in prevalenza orientata alla pubblicazione di opere saggistiche d’argomento filosofico e di testi riguardanti i temi della prevenzione delle disabilità e del disagio sociale, della solidarietà e del cooperativismo. Ciò che più apprezzo in questo editore, che tra l’altro ha avuto il sangue freddo d’andare controcorrente decidendo di avviare la propria attività esattamente nel momento in cui ha avuto inizio la grave crisi economica mondiale che tuttora affligge l’Italia e il mondo intero, è la sua assoluta coerenza nelle scelte dei testi da pubblicare. Negretto mette in cantiere e realizza pochissimi libri all’anno, punta quindi sulla qualità e non sulla quantità delle proposte, non è (come invece molti altri suoi colleghi) un editore a pagamento, ma sceglie personalmente e con la massima cura le opere da inserire nel suo catalogo, coadiuvato ovviamente, nelle scelte e nella cura dei volumi, dai direttori delle sue collane editoriali. Il Pasto Nudo, la collana di storia sociale e antropologia, che ho l’onore di dirigere, presso le edizioni Negretto, si propone di avvicinare nuovi lettori a interessarsi delle scienze umane. I libri della collana toccano temi d’attualità o argomenti rimossi, quali i sogni, l’inconscio, il mondo magico, le paure e le utopie. A tutt’oggi la collana ha al suo attivo l’edizione di tre volumi, più uno in preparazione (Utopia selvaggia di Darcy Ribeiro). Non vorrei passare per quell’oste che dichiara di avere sempre e solo del buon vino, ma in coscienza mi sento di consigliare ai lettori, sia che essi siano lettori forti e cultori d’antica data delle scienze umane, che principianti assoluti di queste discipline, di accostarsi con fiducia ai testi della nostra collana, la quale ha almeno tre pregi: l’originalità e notevole interesse scientifico delle sue proposte tematiche, l’assoluta chiarezza e comprensibilità della scrittura che aspira a rendersi accessibile a ogni genere di lettore, e infine l’estrema cura della veste editoriale (dalla grafica delle copertine, alla scelta dei caratteri e corpi di stampa, ecc.). Voglio infine cogliere l’occasione per lanciare qui un appello agli autori d’inediti che riguardino i temi specifici di questa collana, che è interdisciplinare, ma ha una sua interna coerenza: la collana Il Pasto Nudo è alla costante ricerca di nuove “voci” da inserire nel proprio catalogo. Per sottoporci, in valutazione, una proposta di pubblicazione raccomando di rispettare i seguenti criteri: inviare all’editore Negretto, in formato digitale o cartaceo (a scelta dell’autore), una sintetica sinossi del proprio libro, purché inedito, assieme a un breve specimen del testo (max10 pagine), non inviare manoscritti completi, e astenersi dal proporre la riedizione di testi già in precedenza pubblicati da altri editori. Nella collana da me diretta si pubblicano solo saggi inediti, o nuove traduzioni di autori stranieri, su originali temi d’antropologia e di storia sociale.


A.M.: Salutaci con una citazione…

Giancorrado Barozzi: Il bello della vita è sorridere Darcy Ribeiro, Utopia selvaggia, XV capitolo

A.M.: Giancorrado ti ringrazio per questa interessantissima chiacchierata augurandomi che i lettori possano iniziare a prendere in considerazione le teorie di Kropotkin. Ti saluto con le parole di Carl Gustav Jung: “Si sopravvive di ciò che si riceve, ma si vive di ciò che si dona.

Written by Alessia Mocci
Ufficio Stampa Negretto Editore

Info
Sito Negretto Editore
http://www.negrettoeditore.it/
Acquista
https://www.unilibro.it/libro/barozzi-giancorrado-de-ford-miriam-a-barozzi-g-cur-/altruismo-cooperazione-petr-a-kropotkin/9788895967264
Facebook Negretto Editore
https://www.facebook.com/negrettoeditoremantova/
Sito Odori Suoni Colori
http://www.odorisuonicolori.it/

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2018/04/16/intervista-di-alessia-mocci-a-giancorrado-barozzi-vi-presentiamo-altruismo-e-cooperazione-in-petr-a-kropotkin/


giovedì 19 aprile 2018

Power System Manager digitale per monitorare l’efficienza di conversione

Power System Manager digitale 
per monitorare l'efficienza di conversione

Analog Devices annuncia l'LTC2972 Power by Linear™, un sistema di gestione dell'alimentazione a due canali, in grado di monitorare corrente, potenza ed energia dall'ingresso su bus intermedio ai POL (point-of-load). Il monitoraggio della potenza e dell'uso dell'energia circuitale è un requisito essenziale per la gestione, l'ottimizzazione e il contenimento dei consumi, al fine di ridurre i costi di gestione e di raffreddamento dei sistemi. L'LTC2972 solleva la CPU dal gravoso onere delle verifiche e dei calcoli, fornendo direttamente il valore dell'energia d'ingresso, riportato in joule, e del tempo trascorso, attraverso un'interfaccia PMBus. Combinando quindi misure digitali delle tensioni d'uscita ai POL, di correnti e potenze, l'LTC2972 permette il monitoraggio nel tempo del livello di efficienza di conversione del sistema di alimentazione. L'LTC2972 include un software per il monitoraggio e il controllo dei sistemi di alimentazione di schede FPGA, ASIC e DSP, consentendo un più rapido time to market, migliorando l'affidabilità di sistema e ottimizzando il consumo energetico della scheda.
Le tensioni d'alimentazione in uscita sono regolate, marginate e monitorate tramite un convertitore analogico-digitale (ADC) a 16 bit di altissimo livello, con un TUE (total unadjusted error) di 0,25%, che migliora i rendimenti della scheda e le prestazioni a lungo termine. Le correnti in uscita vengono misurate mediante una resistenza di sense, un induttore DCR o l'uscita IMON di un alimentatore. 
Il dispositivo integra funzioni di sequencing delle alimentazioni, supervisione e registrazione delle anomalie su EEPROM.  Guasti e anomalie vengono automaticamente registrati in una "scatola nera" su EEPROM, semplificando l'analisi e suggerendo indicazioni sui possibili miglioramenti da apportare al sistema. Per ciascun canale è disponibile un pin programmabile di Power Good o di General Purpose input/output (GPIO). L'LTC2972 si può connettere ad altri power system manager per coordinare il sequencing delle alimentazioni e la gestione dei guasti di un numero di rail superiore a due. Per una programmazione flessibile e per la lettura dei dati del sistema di alimentazione vengono utilizzati comandi PMBus-compatibili.
La configurazione avviene attraverso il sistema di sviluppo LTpowerPlay®, che supporta tutti i dispositivi di power system management (PSM) di Power by Linear. Una volta programmato, il dispositivo funziona autonomamente, senza dover scrivere ulteriori linee di codice.
Fornito per funzionare nell'intervallo termico commerciale da 0o C a 70o C e industriale da −40o C a 105o C, l'LTC2972 è disponibile in package QFN da 44 pin di 6mm x 7mm. Campioni e schede di valutazione sono disponibili online o presso i rivenditori locali di Analog Devices. 

Riepilogo delle caratteristiche: LTC2972

  • Gestione digitale di due alimentatori
  • Regolazione Margin o Trim delle uscite nell'intorno di 0,25% della tensione target
  • Comandi conformi allo standard PMBus attraverso interfaccia digitale I2C/SMBus 
  • EEPROM con ECC per configurazione, registrazione e log delle anomalie 
  • Supportato da GUI LT powerPlay®
  • Sequencer di alimentazione – a tempo, in cascata, con supporto del tracking
  • ADC a 16-Bit con TUE di 0,25% per monitoraggio e telemetria su:
    • linea d'ingresso: tensione, corrente, potenza e energia
    • due linee in uscita: tensione, corrente e potenza
    • temperatura del dispositivo e due temperature esterne
  • Supervisione contro OV/UV con soglie regolabili: tensione d'ingresso, due tensioni in uscita, due temperature esterne
  • Pin di uscita Power Good con ritardi programmabili per la rimozione dei glitch
  • Coordina la sequenza e la gestione dei guasti su dispositivi PSM multipli
  • Funziona autonomamente senza software aggiuntivo
  • Timer watchdog programmabile 
  • Alimentazione da 3,3V, o 4,5V a 15V
  • Funzionamento da –40°C a 105°C 
  • Package QFN a 44-Pin di 6mm × 7mm 

mercoledì 18 aprile 2018

FORTRONIC 2018: DUE GIORNATE RICCHE DI EVENTI

FORTRONIC 2018: DUE GIORNATE RICCHE DI EVENTI

A Modena, il 27 e 28 giugno, Fortronic ospiterà lo Strategic Innovation Summit e la 15a edizione dell'annuale Power Forum

Milano, 18 aprile 2018 – Fortronic, da oltre 20 anni il luogo d'incontro privilegiato sulle nuove tecnologie promosso da Assodel (Associazione Distretti Elettronica Italia), si terrà quest'anno il 27 e 28 giugno a ModenaFiere e ospiterà tre eventi: 
1. lo Strategic Innovation Summit (27 giugno), un momento di ispirazione per i manager italiani che desiderano fare dell'innovazione tecnologica una strategia di successo; 
2. l'annuale Gala Assodel (27 giugno), durante il quale saranno assegnati gli Assodel Award all'industria; 
3. la quindicesima edizione del Power Forum (28 giugno), l'evento di riferimento per i tecnici e i professionisti dell'elettronica di potenza. 

27 GIUGNO: UN SUMMIT SUL FUTURO DEL SETTORE AUTOMOTIVE
Nella prima giornata, lo Strategic Innovation Summit analizzerà i trend dell'innovazione e le proposte del territorio, tra casi di successo e progetti "di ispirazione". L'evento nasce come momento di ispirazione per tutti i manager italiani che investono in tecnologia e si focalizzerà sulle tematiche legate alla mobilità del futuro. Da sempre, infatti, il settore automotive è precursore nell'utilizzo delle nuove tecnologie che nel tempo vengono poi adottate dall'industria.
Il convegno avrà inizio alle 14.30 con una serie di presentazioni tenute da start-up, come ad esempio Italian Volt, eccellenza nostrana nella produzione di moto elettriche, e VisLab, spin-off dell'Università di Parma pioniere nei sistemi per auto a guida autonoma) ed enti del territorio, tra cui ASTER, la società consortile dell'Emilia-Romagna per l'innovazione e il trasferimento tecnologico, il MUNER – Motorvehicle University e il CRIT - Centro Ricerche e Innovazioni Tecnologiche). Si parlerà inoltre di iniziative di successo del territorio, come il progetto MASA, Modena Automotive Smart Area, promosso dal Comune di Modena insieme all'Autodromo di Modena.
Infine, Riccardo Oldani, giornalista di Nova24, farà da moderatore alla tavola rotonda su "Il futuro dell'automotive tra veicoli elettrici, connessi e a guida autonoma" per offrire una "visione" sul futuro dell'automotive insieme ad aziende di eccellenza della Motor Valley emiliana.

27 GIUGNO: NETWORKING DINNER E PREMIO ALL'INDUSTRIA
Il Summit terminerà con un aperitivo di networking e l'annuale Gala Assodel a cui partecipano oltre 300 manager del settore e che si terrà per l'occasione nella splendida cornice di Villa Cesi.
Durante la serata, saranno assegnati gli Assodel Award ai manufacturer dell'industria elettronica più innovativi e propositivi nei confronti della supply chain. Tra la novità della sedicesima edizione, anche uno speciale Industry Award alle aziende clienti che si sono maggiormente distinti in tema di innovazione tecnologica.

28 GIUGNO: L'EVENTO TECNOLOGICO SULL'ELETTRONICA DI POTENZA
La seconda giornata sarà completamente dedicata al Fortronic Power, l'unico evento italiano sull'elettronica di potenza. Oltre 70 aziende presenti su un'area espositiva di 3000 mq presenteranno le soluzioni e i prodotti più innovativi del settore. In parallelo si terranno due sessioni plenarie sulle ultime novità tecnologiche, a cui parteciperanno aziende del calibro di Infineon, Fuji Electric, USCi, ST Microelectronics, Rohm Semiconductor e Tektronix
Tra gli interventi più significativi, l'approfondimento dell'esperto Bernardo Sainz, direttore Motor Drives Division di AMI General Electric che parlerà di "Pilotaggio motori AC-DC per applicazioni di alta potenza"
Contemporaneamente, sarà possibile assistere ai diversi workshop tenuti dai top player del settore.

La partecipazione all'evento è gratuita previa registrazione.


Intervista ad Andrea Pessina, il founder di CallUPro svela i segreti della sua innovativa piattaforma

Milano, 18 aprile 2018 – Tra le startup innovative rilasciate nell’ultimo periodo merita sicuramente una menzione CallUPro, una piattaforma che abbatte le distanze, permettendo agli utenti di richiedere consulenze immediate ai tanti professionisti presenti nel database del portale. Per capire al meglio il suo funzionamento, abbiamo intervistato il founder Andrea Pessina, che ha illustrato tutte le principali caratteristiche di CallUPro.

1. Com'è nata l'idea di realizzare CallUPro?
CallUPro nasce, come spesso succede, da un bisogno all’inizio personale ma che ho presto capito essere condiviso: avere informazioni certe e supporto qualificato, in pochissimo tempo e ad un costo accessibile. Di primo acchito sembrano esigenze difficili da far coesistere, difficili ma non impossibili. Da questo bisogno è nata infatti CallUPro, una piattaforma che raccoglie competenze e professionalità mettendole a disposizione di chi le richiede, nell'esatto momento in cui servono. Il più dei modelli di incontro tra domanda-offerta adattato in chiave 2.0.

2. A chi è rivolto CallUPro?
Insegnati di lingua disposti a fare qualche ora di conversazione via call, esperti IT in grado di consigliare e risolvere situazioni critiche, avvocati o commercialisti, sono solo alcuni esempi di professionisti che si sono iscritti, e non c’è limite alle categorie e alle competenze gestite dalla piattaforma. CallUPro è dedicato da un lato a professionisti ed esperti che hanno l’opportunità di offrire i propri servizi via audio/video chiamate; dall’altro a potenziali clienti che hanno la necessità di un supporto qualificato al quale potranno accedere individuando i professionisti a loro più adatti, valutandoli sulla base di curriculum caricati, competenze descritte e recensioni ricevute. I professionisti avranno l’opportunità di fissare il costo del loro supporto, integrando quindi il giro d’affari esistente e aprendo il mercato a potenziali nuovi clienti diversamente non raggiungibili.

3. Perché un utente dovrebbe iscriversi a Callupro?
Sia che si parli di professionisti ed esperti che di potenziali utenti i motivi per iscriversi a CallUPro sono molti e soprattutto validi. Da un lato questa piattaforma innovativa permette ai professionisti di avere una vetrina gratuita tramite la quale raggiungere un bacino di utenza certamente molto ampio, diversificato e sfidante; dall’altro lato gli utenti iscritti hanno a disposizione professionisti ed esperti recensiti, qualificati e quindi affidabili con competenze verticali nei più svariati ambiti tramite i quali poter avere risposte in modo veloce ed economico su questioni di ogni genere che diversamente richiederebbero tempi lunghi, costi maggiori ed un certo grado d’incertezza sull’affidabilità. Ah, con CallUPro puoi anche decidere di imparare o migliorare una lingua straniera con una call nel tragitto casa-lavoro!

4. Cosa rende unica questa piattaforma?
CallUPro è innovativa, facile e permette di risolvere problemi degli utenti, aumentando il giro d’affari dei professionisti ed esperti. Tra i primi in Europa ad offrire questo servizio, vuole mettere in contatto la domanda di clienti che sono alla ricerca di servizi qualificati per risolvere una questione puntuale e contingente con una risposta offerta da professionisti ed esperti affidabili. Per questa ragione è stata pensata come estremamente semplice da utilizzare, veloce e con pricing accessibile. L’algoritmo, altro fondamentale vantaggio di CallUPro, è in grado di fornire un rank dei professionisti considerando recensioni degli utenti in rapporto al prezzo richiesto. In questo modo il cliente avrà la certezza del miglior rapporto tra qualità del servizio e costo.

CallUPro è disponibile da qualche giorno per PC, Mac, Tablet, Smartphone. È stata creata per adattarsi ad ogni dispositivo ed essere sempre a disposizione dell’utente, ovunque esso si trovi.

Sito Ufficiale: https://callupro.com/
Facebook: https://www.facebook.com/calluproapp/
Twitter: https://twitter.com/callupro

martedì 17 aprile 2018

RTR chiude il 2017 realizzando un anno record: Produzione a 478 GWh, Ricavi a 158 M€, Ebitda a 134 M€

RTR chiude il 2017 realizzando un anno record: Produzione a 478 GWh, Ricavi a 158 M€, Ebitda a 134 M€ 

Roma e Rovereto, 17 aprile 2018

RTR, leader indipendente del fotovoltaico italiano con 334 MWp installati, ha approvato i bilanci del 2017 e conferma un anno record in tutti e tre gli indicatori: Produzione, Ricavi, EBITDA*.

Ecco i numeri in dettaglio:

-        478 milioni di kWh di energia prodotta, +7,4% rispetto al 2016;

-        158 milioni di euro di ricavi, +8,0% rispetto al 2016;

-        134 milioni di euro di EBITDA, +8,5% rispetto al 2016.

 "Sono molto soddisfatto dei risultati, che hanno superato tutti i target finanziari del 2017" dichiara Stefano Lagna, Chief Financial Officer di RTR. "Grazie all'ottima disponibilità e performance degli impianti abbiamo raccolto tutta l'energia di un anno molto soleggiato e - con una virtuosa gestione della posizione sul mercato  e i costi sotto controllo - siamo riusciti a raggiungere il top dei risultati di RTR da sempre".

"Saper operare bene nel settore del fotovoltaico richiede competenze e dedizione" commenta Ingmar Wilhelm, Chief Executive Officer di RTR. "Le competenze e le capacità del team di RTR, assieme alle economie di scala, sono la perfetta combinazione per crescere nel futuro a ritmi accelerati".

 

*NOTE: il valore dell'EBITDA corrisponde al dato del bilancio consolidato al 31 dicembre 2017 del Gruppo RTR Capital, redatto sulla base dei principi contabili internazionali (IFRS) e riportato al netto di costi eccezionali, cui è sommato l'EBITDA proforma del Gruppo RTR Holdings VII.


A proposito di RTR:

RTR è il leader indipendente nella produzione di energia fotovoltaica in Italia ed una delle più grandi piattaforme del settore in Europa. Dalla sua creazione, RTR è cresciuta attraverso una serie di acquisizioni e conta oggi su 334MW di capacità installata in 134 siti. RTR è posseduta al 100% da Terra Firma, uno tra i maggiori fondi di private equity in Europa.



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RS Components amplia l’offerta di prodotti per applicazioni di manutenzione a marchio FLIR

RS Components amplia l'offerta di prodotti per applicazioni di manutenzione a marchio FLIR


Tra i nuovi prodotti portatili FLIR figura una termocamera avanzata che consente a elettricisti e tecnici di individuare velocemente punti caldi e altri problemi termici negli edifici


RS Components, distributore globale di prodotti di elettronica e manutenzione, ha annunciato la disponibilità di una nuova serie di prodotti di termografia e strumenti di misura a marchio FLIR. Rivolta soprattutto a elettricisti, progettisti elettrici e tecnici, oltre che agli addetti alla manutenzione, questa linea di prodotti comprende una termocamera avanzata e un'ampia gamma di nuovi strumenti multifunzione portatili.

La FLIR E53, dotata della tecnologia MSX (Multi Spectral Dynamic Imaging), è la prima di una serie di termocamere portatili professionali che rendono la termografia accessibile a una vasta platea di tecnici della manutenzione che devono essere in grado di individuare punti caldi e altri problemi negli edifici prima che possano richiedere costosi interventi. L'unità comprende funzioni di termografia avanzata, adatte per sistemi elettrici e meccanici, oltre che per applicazioni nel settore edilizio. Ad esempio la E53, di facile utilizzo, è ideale per individuare l'accumulo di calore nelle applicazioni elettriche/meccaniche, inoltre offre la risoluzione necessaria per rilevare variazioni di temperatura che segnalano carenze costruttive quali isolamenti inadeguati o presenza di umidità.

L'unità, progettata per ambienti difficili, presenta un design robusto, resistente all'acqua ed è testata per le cadute da un'altezza di 2 m. Tra le altre caratteristiche della E53 figurano connettività Wi-Fi, una telecamera da 5 megapixel, un touchscreen luminoso da 4" con un angolo di visione di 160° e un sensore con risoluzione di 240 x 180 pixel che misura la temperatura in oltre 43.000 punti, con temperature fino a +650 °C. Inoltre l'agile interfaccia utente del dispositivo è intuitiva e offre utili funzioni, tra cui la '1-touch level/span' che consente di migliorare il contrasto semplicemente toccando un punto sullo schermo.

La nuova offerta di FLIR comprende anche tre strumenti portatili dotati della tecnologia IGM (Infrared Guided Measurement). Il DM285 è un multimetro digitale True-RMS industriale 'all-in-one' che consente di individuare punti caldi e problemi termici. Il dispositivo è dotato di una termocamera integrata da 160 x 120 pixel ed è ideale per ispezionare applicazioni e sistemi elettrici, meccanici e HVAC in laboratorio o sul campo.

Il secondo dispositivo è la pinza amperometri CM275, che combina funzioni termografiche e di misurazione elettrica e consente di individuare, in modo veloce e affidabile, punti caldi e circuiti surriscaldati da una distanza di sicurezza. Il terzo dispositivo è il DM166, un multimetro dal prezzo competitivo, dotato di una termocamera integrata da 80 x 60 pixel, ideale per individuare problemi termici. Questo multimetro, ricco di funzioni, è anche adatto per la rilevazione di problemi e la diagnostica in applicazioni ad alta e bassa tensione.

Per finire, sono stati aggiunti alla gamma due nuovi multimetri digitali True-RMS di grande valore, il DM62 e il DM66, adatti per tecnici di assistenza sul campo. Le unità, ricche di funzioni e dotate di una robusta struttura, offrono misurazioni precise di tensione, corrente, frequenza, capacità e temperatura e, nel caso del DM66, misurazioni dell'impedenza.

Tutti i nuovi strumenti di misura FLIR introdotti nella gamma sono disponibili da RS nelle regioni EMEA e Asia Pacifico.

SPORT E MEDIA: JUVE BATTE ROMA ED HAMILTON SORPASSA VETTEL

SPORT E MEDIA: JUVE BATTE ROMA ED HAMILTON SORPASSA VETTEL

Secondo il monitoraggio svolto da Mediamonitor.it su oltre 1500 fonti di informazione, dall'8 al 16 aprile Valentino Rossi (1153) ha totalizzato sui media più citazioni del rivale Marc Marquez (900)

Nella settimana dell'impresa sfiorata in Champions League contro il Real Madrid, la Juventus ha conquistato la ribalta dei media, raccogliendo 9.366 citazioni tra l'8 e il 16 aprile. Al secondo posto si posiziona la Roma (7.395 menzioni), che ha compiuto il suo miracolo sportivo battendo 3 a 0 il Barcellona di Messi. Il Napoli, fermato sullo 0 a 0 dal Milan nell'ultima giornata di campionato, ha totalizzato 2.179 menzioni sui mezzi di informazione, 55 in più della Lazio, reduce dal pareggio nel derby e da una pesante sconfitta in Europa League con il Salisburgo.

A mettere in evidenza questi risultati è il monitoraggio svolto su oltre 1500 fonti d'informazione fra carta stampata (quotidiani e periodici), quotidiani locali, siti di quotidiani, principali radio, tv, blog da Mediamonitor.it, che utilizza tecnologia e soluzioni sviluppate da Cedat 85, azienda attiva da 30 anni nella fornitura dei contenuti provenienti dal parlato. Mediamonitor.it ha rilevato le citazioni avute sui media nazionali e locali dall'8 al 16 aprile dalle prime 4 squadre di calcio della Serie A e dai principali protagonisti degli sport motoristici.

Il ferrarista Sebastian Vettel, che sabato nel GP di Shangai ha conquistato la seconda pole position di fila, tra l'8 e il 16 aprile ha raccolto sui mezzi di informazione italiani 3.475 citazioni, venendo superato di un soffio dall'inglese Hamilton (3536 menzioni). A seguire l'altro ferrarista, Raikkonen (2.470), che nell'ultimo Gran Premio si è classificato al terzo posto. Secondo quanto rilevato da Mediamonitor.it, il pilota Mercedes Valtteri Bottas è stato nominato sui media per 2270 volte, più del doppio dall'australiano Daniel Ricciardo (1.039), vincitore su Red Bull a Shangai. Sono 1982 le menzioni ricevute sui mezzi di informazione da Max Verstappen, autore del sorpasso azzardato che ha compromesso la gara di Vettel.

 

Le scintille e le tensioni che lo scorso 8 aprile hanno animato il Gran Premio d'Argentina di "Moto GP", hanno spinto sui media Valentino Rossi, che nel periodo in esame ha raccolto 1153 menzioni superando il rivale Marc Marquez (900), autore del discusso speronamento ai danni del Valentino nazionale. Crutchlow, vincitore del GP in questione, ha totalizzato 607 menzioni, quanto quelle di Rins (terzo sul podio) e 171 in meno di quelle del secondo classificato Zarco. Secondo le rilevazioni fatte Mediamonitor.it, nel periodo in esame il "Ducatista" Andrea Dovizioso ha raccolto sui media 376 menzioni, il 23,5% in più del compagno di squadra Jorge Lorenzo.



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